In relazione all’ampio dibattito che si è venuto creando nelle ultime settimane in merito alle riforme del MiBACT ed alla sorte dell’archeologia preventiva in Italia, l’associazione Archeoimprese vuole esprimere le proprie posizioni e avanzare proposte di collaborazione.

Da alcuni mesi è in corso in Parlamento l’iter dell’importante riforma del codice degli appalti pubblici per dare seguito al recepimento da parte dell’Italia delle direttive 23, 24, 25/2014 del Parlamento Europeo. Conclusa la pubblicazione in data 14 gennaio 2016 del DDL. S1678-B, si apre una fase di consultazioni e conseguente elaborazione legislativa che porterà alla scrittura del nuovo Codice, che sostituirà l’attuale D. lgs. 163/2006, prevista in attuazione fra l’aprile e il luglio di quest’anno.

Il DDL S1678-B fissa alcuni principi di organizzazione della nuova norma, ispirati in generale alla semplificazione delle procedure, che è regola condivisa in ambito Comunitario. In questo contesto vengono compresi anche i Beni Culturali, per i quali all’art. 1, comma 1, lettera o) si parla di: “riordino e semplificazione della normativa specifica in materia di contratti relativi ai Beni Culturali… Nel rispetto delle disposizioni di tutela previste dal codice dei Beni Culturali e del paesaggio…”. L’indicazione rimane volutamente generica ed ampia, per lasciare spazio a future articolazioni normative di dettaglio.

Per quanto concerne l’archeologia, e in particolare quella cosiddetta “preventiva”, come ampiamente noto nell’attuale Codice degli appalti sono presenti due articoli, l’art. 95 e l’art. 96, che ormai da dieci anni regolano le attività di tutela preventiva dei giacimenti archeologici nell’ambito delle opere pubbliche o di “interesse pubblico”.

Questi due articoli costituiscono un caposaldo operativo fondamentale nello svolgimento della metodologia tecnica di tutela del patrimonio archeologico nazionale, anche nell’ottica, per quanto possibile, di fornire alle grandi e piccole committenze pubbliche un orientamento normativo e operativo più approfondito di quello fornito dal solo Codice dei Beni Culturali.

Come tutta la materia degli appalti nei Beni Culturali, anche gli artt. 95 e 96 saranno inevitabilmente coinvolti nell’attività di revisione per il nuovo Codice degli appalti in preparazione. L’ente preposto alla tutela del patrimonio archeologico in Italia, il MiBACT, ha più volte espresso, prevalentemente in via ufficiosa, l’intenzione di stralciare gli artt. 95 e 96 dalla nuova normativa sugli appalti pubblici, per farla confluire nel Codice dei Beni Culturali.

In merito a ciò, l’associazione Archeoimprese propone alcune riflessioni, che nascono dall’esperienza quotidiana e pluridecennale delle aziende associate nella materia archeologica.

In generale, l’eventuale “scomparsa” degli articoli riguardanti l’archeologia preventiva dal nuovo codice appalti espone l’attività di tutela a reali problemi derivanti dalla mancata indicazione esplicita tra i compiti del RUP dell’attivazione dell’iter dell’archeologica preventiva presso la competente Soprintendenza e di indicazioni che ne chiariscano la modalità, e di conseguenza a problemi di inserimento di questa in un contesto operativo ed economico complesso come quello delle procedure di progettazione e di gara pubbliche. Il rischio è reale, ed è già ampiamente riscontrabile nella quotidianità odierna con gli artt. 95 e 96 attualmente in vigore.

E’ inoltre evidente che lo stralcio degli artt. 95 e 96 dal nuovo codice creerebbe due distinti filoni di appalti sui Beni Culturali, quelli prettamente archeologici, afferenti al revisionato D.Lgs. 42/2004, e quelli non archeologici o solo “collateralmente” archeologici, compresi nel nuovo Codice (come, per assurdo, i restauri di beni archeologici immobili!). Tutto ciò, oltre ad apparire in palese contraddizione con la tendenza omnicomprensiva ed integrata che sta guidando le ultime riforme del MiBACT, creerebbe evidenti difficoltà nella gestione di un appalto multidisciplinare riguardante il patrimonio archeologico.

 

Risale a soli pochi giorni fa la pubblicazione della nuova circolare esplicativa sull’archeologia preventiva (n. 01/2016), emanata dalla Direzione Generale Archeologia. Pensata ad integrazione ed aggiornamento della precedente circolare n. 10/2012, e preceduta da una prima fase di proficua collaborazione con tutte le parti (MiBACT, imprese, professionisti, Università) per una stesura condivisa, la circolare è uscita già virtualmente obsoleta, vista l’imminente riforma delle figure ministeriali di riferimento in essa contenute. L’applicazione dei contenuti della nuova circolare è messa ulteriormente in dubbio dall’incerto destino ad aprile 2016 degli artt. 95 e 96 di cui costituisce la tanto attesa esplicazione operativa.

In virtù delle osservazioni sopra esposte, l’associazione Archeoimprese, considerata l’imminenza del passaggio legislativo cruciale riguardante il nuovo codice degli appalti, auspica che si apra un immediato e proficuo tavolo di dibattito tecnico riguardante l’archeologia preventiva in Italia, secondo il modello già avviato con l’esperimento della circolare 01/2016, che porti alla creazione di uno strumento normativo aggiornato e condiviso fra i vari attori coinvolti nella tutela archeologica pubblica (strutture del MiBACT, centrali e periferiche, strutture del MIT, stazioni appaltanti pubbliche, imprese archeologiche, professionisti, Università), nell’interesse generale del patrimonio culturale e dell’impiego virtuoso di denaro pubblico.