Documento preparato su iniziativa del Consiglio Direttivo Provvisorio e condiviso in occasione della Assemblea di Fondazione del 9/11/2012

L’associazione Archeoimprese vuole esprimere il proprio allarme per i toni di contraddittorietà e di svilimento che appaiono definire nella percezione diffusa la figura di chi opera in archeologia in Italia e particolarmente per l’incomprensione del ruolo di chi vi opera nell’impresa privata impegnato nella cosiddetta “archeologia esecutiva”.

 

In una fase storica nella quale oggi –non solamente nel nostro settore- sovrapposizioni di malesseri, di rivendicazioni e di diffidenze appaiono diffondersi, la competenza nel fare, la capacità della organizzazione concreta, la volontà di coltivare il valore dell’esperienza, sembrano allontanarsi dalle priorità di tutti, sia da quelle formative delle università, che da quelle decisionali degli organi del Ministero, e dalle stesse previsioni del Legislatore.

Viceversa per chi si occupa a tempo pieno di archeologia sul campo il valore dell’esperienza è e a nostro avviso deve continuare ad essere questione centrale.

Va recuperato, perché sembra quasi perso, il filo di un dibattito culturale che già nei decenni passati ci aveva portato ad interrogarci su quanto fosse una laurea a fare l’Archeologo, su quanto fosse la nostra una materia interdisciplinare o una scienza propria o addirittura solo una pura pratica manuale e che sembrava ad un dato momento aver trovato l’approccio ragionevole della sintesi fra teoria e prassi, fra studio accademico e cantiere vero.

Una sintesi che riteniamo vada nuovamente ricercata e valorizzata, ma non però nella direzione di voler riduttivamente definire “esperienza” la condizione di chi, oltre alla formazione teorica, ha semplicemente vissuto un determinato tempo dentro allo scavo archeologico, quanto piuttosto nell’individuazione di un percorso personale compiuto nella assunzione graduale di responsabilità compatibili con il proprio ruolo, dalle responsabilità più elementari del mondo del lavoro e meramente esecutive fino alle responsabilità organizzative e con rilevanza giuridica.

E sul senso di questa necessaria sintesi fra teoria e prassi, fra esperienza ed assunzione di responsabilità, i nostri “capitani d’azienda” riteniamo che, da archeologi, qualcosa possano dire, ove il loro pensiero non fosse già con evidenza concretizzato negli anni ed anni di loro operato.

Nella sua qualità di associazione rappresentativa di imprese archeologiche, Archeoimprese avverte forte l’esigenza di un doppio richiamo:

-alle imprese del settore la raccomandazione accorata di coltivare le risorse umane e non disperderle, trovare forme di collaborazione anche interaziendale per la stabilizzazione dei lavoratori e per la loro crescita professionale, non sottovalutare le questioni sociali ed anzi impegnarsi per il miglioramento delle condizioni anche economiche del “mestiere di archeologo”;

-agli organi del MiBAC la richiesta di riconoscere nelle forme di organizzazione aziendale strutturata il luogo più affidabile di culla dell’esperienza e di trasmissione intergenerazionale del “saper fare” sullo scavo archeologico, di continuare ad utilizzare a fondo gli strumenti amministrativi e le buone prassi che valorizzino l’esperienza in ruoli di responsabilità degli operatori privati, senza timore nel dichiararlo apertamente ed additarlo come modello culturale e riferimento anche da indicare come provatamente valido al Legislatore.

Riteniamo che oltre ad una forte affermazione di principio del valore dell’esperienza, considerazioni puntuali legate alla fase critica e difficile che attraversiamo debbano con urgenza essere prese in considerazione, che tengano anche conto dei presupposti storici che fra gli anni ’80 ed ’90 hanno visto crescere il fenomeno delle ditte archeologiche e più in generale di una “archeologia esecutiva” affidata a soggetti formalmente esterni agli organici del Ministero, in un quadro per certi versi pionieristico ed incerto, accompagnato in parallelo in quegli stessi tempi da ripetute ed importanti modifiche nei percorsi universitari, difformità geografiche nei piani degli studi, periodi nei quali taluni insegnamenti hanno taciuto e così via; considerazioni persino in termini transitori rispetto ad una visione astrattamente ideale che possano eventualmente ammettere una parziale, ed eccezionalmente persino totale, alternatività dell’esperienza positivamente comprovata in ruoli di responsabilità rispetto al puro titolo accademico.

Nelle nostre stesse file, ma forse non solo nelle nostre dell’impresa privata, persone di indubbio valore tutt’oggi operano dando supporto fondamentale all’azione sul campo delle Soprintendenze, persone nel cui curriculum lavorativo ci sono ruoli di responsabilità in scavi stratigrafici fra i più noti e citati, e se ciò non bastasse persino esperienze di insegnamento e firme su pubblicazioni scientifiche prestigiose, mentre nel cui curriculum accademico compaiono talora titoli di studio apparentemente discordanti rispetto a quelli maggiormente in voga oggi: lauree quadriennali di vecchio ordinamento le più disparate, dalle Lettere Classiche alle Accademie di Belle Arti alla Geologia, non escluse rare lauree in Archeologia secondo insegnamenti oggi cessati. Perfezionamenti e Specializzazioni più o meno completati, in tempi in cui la frequenza al primo anno dava accesso ai più alti ruoli nei concorsi della Pubblica Amministrazione e in tempi in cui persino la temporanea sospensione delle Scuole si è ad un dato momento verificata.

Persino lauree conseguite all’estero (secondo ordinamenti stranieri e non sempre riconosciuti) da Cittadini dell’Unione, i quali venendo a praticare in Italia hanno contribuito significativamente alla internazionalizzazione dello sviluppo tecnico-scientifico nel nostro settore,

Non si tratta di una burocratica questione di individuazione delle equipollenze.

Che il valore della esperienza di molte di queste persone rappresenti un contrappeso abbondante rispetto all’apparente anomalia del loro percorso universitario in confronto alle previsioni attuali è sotto gli occhi di tutti: negare il valore alternativo dell’esperienza in capo a persone che hanno partecipato attivamente a passaggi cruciali dello sviluppo dello scavo stratigrafico in Italia negli ultimi trent’anni avrebbe del paradossale.

Tuttavia una pura alternatività fra università ed esperienza pratica, anche ove nell’immediato si prospetta necessaria a fare giustizia di una situazione contingente, non appare soddisfacente a nostro avviso per essere sancita come approccio ideale quale proposta di modello per il futuro.

Se con ogni evidenza non appare né utile né giusto accettare acriticamente il rischio di una generalizzata espulsione dai propri ruoli di chi ha negli anni, sempre sotto stretto controllo delle Soprintendenze, lungamente operato bene da archeologo d’impresa privata come responsabile di cantiere e direttore d’azienda, al contrario per il futuro va decisamente auspicato il radicamento di un percorso di studi solido ed univoco, fondato su conoscenze teoriche di ampio respiro (che sappiano coltivare l’eccellenza scientifica senza incorrere negli eccessi di iperspecializzazioni monotematiche tanto forzate da far perdere una visione ampia della materia); un percorso di studi in grado di porre una formazione universitaria di ottimo livello come base per un percorso individuale aperto all’esperienza ed alla assunzione di responsabilità anche nel mondo del lavoro.

Al medesimo tempo un segnale chiaro va alzato anche nei confronti del Legislatore per scongiurare quell’eccesso che pure in questo momento pare concretamente prospettarsi: per evitare che in strumenti normativi il puro titolo accademico venga assunto ad unico parametro della qualificazione professionale, trascurando l’altrettanto fondamentale valore dell’esperienza.

Solo conciliando nell’avvenire i due aspetti possiamo confidare di ritrovare il filo di un progresso che allo stato attuale sembra smarrirsi.

Solo con simili premesse possiamo sperare in quel rilancio identitario e tecnico-scientifico che tutti auspichiamo per il “mestiere di archeologo”.